Amazon contro i lavoratori: la tensione esplode al Black Friday

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In Italia, il Black Friday di quest’anno segna una svolta epocale per i dipendenti di Amazon. Per il quarto anno consecutivo, i lavoratori del gigante dell’e-commerce in Italia e in altri trenta paesi del mondo hanno deciso di alzare la voce il 24 novembre, una giornata solitamente dedicata agli sconti e alle promozioni. La protesta si concentra in particolare presso l’hub di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, ma coinvolge tutti i magazzini Amazon sul territorio nazionale.

La rivolta dei dipendenti è guidata da motivazioni fondamentali, come riportato da Cgil e Ugl, e riguarda principalmente la retribuzione, considerata “inaccettabile” rispetto ai profitti aziendali. I lavoratori lamentano inoltre il mancato incremento dei buoni pasto e la totale assenza di misure di welfare aziendale, nonché una generale negligenza verso la salute e la sicurezza sul posto di lavoro. Inoltre, i sindacati indicano direttamente il dito accusatore su Amazon per il suo impatto ambientale e per l’evasione fiscale nei paesi in cui opera.

I sindacati, pertanto, chiedono ad Amazon un impegno concreto per ridurre l’impatto ambientale e per pagare correttamente le tasse in ogni paese in cui l’azienda è presente. La Cgil accusa Amazon di “sfruttare dipendenti, comunità e pianeta”, affermando che l’azienda si adeguerà solo sotto la pressione di un movimento globale. Questa campagna di sensibilizzazione culminerà con una protesta internazionale dal motto “Make Amazon Pay”, alla quale parteciperanno anche i lavoratori di Castel San Giovanni.

L’Ugl sostiene lo sciopero come una necessità, opponendosi a ciò che definisce “strumenti di supporto alla politica” che hanno portato a uno stallo nelle trattative per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali.

In risposta alle accuse, Amazon afferma di aver investito 16,9 miliardi di euro in Italia, creando migliaia di posti di lavoro a tempo indeterminato e sostenendo le piccole e medie imprese italiane nel commercio online e nelle vendite all’estero. L’azienda sottolinea anche di aver aumentato la retribuzione iniziale presso il deposito di Castel San Giovanni, superando le previsioni del contratto collettivo nazionale del settore commercio.

Queste proteste riflettono un crescente malcontento tra i lavoratori del settore dell’e-commerce e mettono in luce le sfide che le grandi aziende devono affrontare nel bilanciare crescita economica e responsabilità sociale. I lavoratori chiedono condizioni di lavoro più eque, retribuzioni adeguate e una maggiore attenzione alle questioni ambientali. La situazione nello stabilimento di Castel San Giovanni è emblematica di una tendenza globale, in cui i diritti dei lavoratori e le responsabilità aziendali sono sempre più al centro del dibattito pubblico.

In un’era di crescente consapevolezza sociale e ambientale, le aziende come Amazon si trovano di fronte alla sfida di rivedere le proprie politiche e pratiche per allinearle alle aspettative dei propri dipendenti e della società in generale. Questo sciopero rappresenta non solo una richiesta di migliori condizioni lavorative, ma anche un appello più ampio per un cambiamento nell’approccio delle multinazionali ai problemi globali, come l’equità fiscale e la sostenibilità ambientale.

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