Missili su basi USA in Iraq: il conflitto esplode con raid aerei!

Iraq

In un Medio Oriente sempre più teso, l’ultima serie di missili lanciati da milizie sciite in Iraq contro le basi militari statunitensi ha scatenato una risposta immediata e decisa da parte degli Stati Uniti. Questa escalation del conflitto si inserisce in un contesto più ampio di instabilità regionale, caratterizzato da una crisi in corso nel Mar Rosso e da un aumento dei raid condotti dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Yemen contro le posizioni degli Houthi.

La situazione è diventata particolarmente critica quando il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato che il complesso militare di al-Assad, situato nella provincia occidentale irachena di Anbar, è stato colpito da diversi missili balistici e razzi lanciati dalle milizie. Nonostante la maggior parte di questi ordigni sia stata intercettata dai sistemi di difesa aerea della base, alcuni sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo, causando gravi lesioni cerebrali a numerosi soldati statunitensi.

La risposta militare degli Stati Uniti è stata rapida e incisiva. L’aviazione statunitense ha effettuato una serie di attacchi mirati contro le milizie sostenute dall’Iran in Iraq, concentrandosi in particolare sul gruppo sciita Kataib Hezbollah, che fa parte dell’alleanza Hashd al-Shaabi. Gli attacchi avevano l’obiettivo di limitare la capacità del gruppo di utilizzare razzi, missili e droni contro le basi americane. Secondo quanto riferito da fonti irachene, questi raid hanno causato la morte di almeno due persone.

Il gruppo Kataib Hezbollah non ha tardato a rispondere. Abu Ala al-Wala, segretario generale del gruppo, avrebbe esortato la Resistenza Islamica a lanciare una seconda ondata di attacchi in risposta alle azioni militari statunitensi. In particolare, si sarebbe chiesto alle forze alleate dell’Iran di partecipare a un’operazione finalizzata a bloccare il traffico marittimo nel Mediterraneo, come mezzo per colpire Israele.

Dall’inizio della guerra a Gaza, la frequenza e l’intensità degli attacchi contro le forze statunitensi in Siria e Iraq sono notevolmente aumentate, con almeno 140 episodi stimati. La maggior parte di questi attacchi è stata rivendicata dalla Resistenza Islamica in Iraq, che si oppone al sostegno fornito dagli Stati Uniti a Israele nel conflitto di Gaza.

L’attacco del 20 gennaio è stato definito dal vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Jon Finer, come “estremamente grave”. Finer ha sottolineato che l’uso di missili balistici da parte delle milizie rappresenta una minaccia reale e significativa. Attualmente, la presenza militare statunitense nella regione è considerevole, con più di 3000 soldati schierati, di cui 2.500 in Iraq e circa 900 in Siria, a testimonianza dell’importanza strategica e della delicatezza della situazione attuale. Questo evento richiede un’attenta valutazione delle implicazioni geopolitiche e una risposta concertata con gli alleati internazionali.

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